Sanzione minima da 50mila euro per pubblicità gioco, la bocciatura della Corte costituzionale in Senato

Trasmessa in Senato la sentenza della Corte costituzionale che boccia la previsione del decreto Dignità di una sanzione minima da 50mila euro in caso di pubblicità del gioco.

 

Sul sito del Senato è pubblicata la sentenza con cui la Corte costituzionale ha ritenuto che la soglia minima di 50mila euro prevista dal decreto Dignità per chi viola il divieto di pubblicità del gioco con vincite in denaro non potrà più essere applicata in modo automatico. La sanzione resta, ma l’autorità che la irroga dovrà poterla ridurre quando, nel caso concreto, risulti manifestamente sproporzionata rispetto alla gravità della violazione, alla condotta e alle condizioni economiche del trasgressore.

È quanto stabilito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 172 del 2026, depositata il 20 ottobre in cancelleria, che ha dichiarato parzialmente illegittimo l’articolo 9, comma 2, del decreto-legge 87 del 2018 per violazione degli articoli 3 e 42 della Costituzione. La norma puniva l’inosservanza del divieto con una sanzione pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, “e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, a euro 50.000”. La Consulta ha riscritto la formula introducendo una clausola di salvaguardia: il minimo resta fissato a 50 mila euro, ma con la possibilità di applicare un importo inferiore sulla base dei criteri dell’articolo 11 della legge 689 del 1981, cioè gravità della violazione, opera svolta per eliminarne o attenuarne le conseguenze, personalità dell’agente e sue condizioni economiche.

Ora il testo, come si prassi, è stato trasferito anche a Palazzo Madama.