Polonia, la filiera legale del gioco contro l’ipotesi di una tassa Ue sulle scommesse

Quattro associazioni polacche chiedono regole comuni contro il mercato illegale prima di nuovi oneri fiscali europei.

Dopo le dichiarazioni del premier polacco Donald Tusk, quattro organizzazioni della filiera legale del gioco a pagamento in Polonia hanno diffuso un documento congiunto in cui esprimono contrarietà all’ipotesi, in discussione a livello europeo, di introdurre una tassa comunitaria sui servizi di gioco e sulle scommesse online come nuova fonte di finanziamento del bilancio Ue.  Secondo il testo, la proposta della Commissione Europea sul bilancio 2028-2034, presentata nel luglio 2025, non includeva l’imposta sul gioco tra le cinque principali nuove risorse proprie, mentre sarebbe il Parlamento europeo a promuoverla attivamente come possibile entrata aggiuntiva.

Le associazioni firmatarie sostengono che un’armonizzazione fiscale a livello europeo non possa prescindere da regole comuni, trasparenti e non discriminatorie per gli operatori legali, accompagnate da meccanismi che li tutelino dalla concorrenza del mercato irregolare. Il documento sottolinea come, in assenza di un intervento europeo su questo fronte, si sarebbe consolidato un mercato nero del gioco di fatto unico a livello comunitario, mentre nessun operatore legale potrebbe attualmente operare in tutti gli Stati membri.

Il tema, secondo la filiera, riguarderebbe in particolare la Polonia, dove il prelievo sulle scommesse è già fissato al 12% sul volume di gioco, una quota che spesso equivarrebbe a oltre la metà del margine lordo (Ggr) degli operatori. Un’ulteriore imposta, si legge nella nota, rischierebbe di ampliare il vantaggio competitivo degli operatori non autorizzati, che non sostengono i costi legati agli obblighi fiscali, regolatori e di gioco responsabile, con un possibile spostamento di giocatori verso l’offerta illegale e una conseguente contrazione, anziché una crescita, del gettito fiscale.

A supporto di questa lettura, il documento cita stime del rapporto elaborato da H2G Capital, secondo cui il mercato irregolare rappresenterebbe circa il 20% delle scommesse online e fino al 40% dei casinò online in Polonia, con oltre 1,5 milioni di giocatori coinvolti e un volume di gioco stimato in circa 74 miliardi di zloty l’anno; i depositi versati dai giocatori polacchi su piattaforme illegali nel 2025 sarebbero stati pari a circa 15 miliardi di zloty.

Le associazioni non contestano la facoltà dell’Unione Europea di intervenire in materia fiscale, ma chiedono che qualsiasi discussione su una tassa comunitaria proceda insieme a una regolazione europea del settore, con regole di accesso al mercato uniformi tra gli Stati membri, standard comuni di tutela dei consumatori e del gioco responsabile, strumenti più efficaci di blocco degli operatori illegali e maggiore cooperazione tra le autorità nazionali. Il documento è firmato da Adam Lamentowicz, presidente della Polska Izba Gospodarcza Branży Rozrywkowej i Bukmacherskiej, da Marek Skrzyński, presidente dell’associazione Bukmacherzy Razem, da Zdzisław Kostrubała, presidente dell’associazione Graj Legalnie, e da Grzegorz Stańczuk, presidente dello Związek Pracodawców Przemysłu Rozrywkowego i Gier.